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Afrodita de Menophantos

Afrodita de Menophantos


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Estatua de Afrodita firmada por Menophantos.

81. STATUA DI AFRODITE CON LA FIRMA DI MENOPHANTOS (n. Inv. 75674).

Marmo greco a grana fine, a patina opaca e con tracce di leggera corrosione h. máx. cm. 184 con plinto cm. 187 (sulla fronte), cm. 193,5 (lateralmente).
La statua era rotta in due parti all’altezza della vita furono anche riattaccate la testa, la gamba destra da sotto il ginocchio, i piedi, parte del mantello. Sotto il tallone sinistro manca un cuneo. Restauri: la punta del naso, parte del labro inferiore, una sezione del collo, le braccia dalla metà superiore, parte delle caviglie e dei piedi, un'ampia zona all'altezza del fianco sinistro, alcune pieghe del panneggio, la parte marginale del plinto.

Provenienza: Roma, presso la chiesa di S. Gregorio al Celio, poi a Palazzo Chigi (1760) rinvenuta nella vigna del marchese di Cornovaglia, cioè nell’area del c. D. Orto Botanico.

Statua di Afrodite raffigurata completamente nuda, stante sulla gamba sinistra mentre la destra è leggermente flessa e poggia solo sulle dita del piede, con il busto un po ’inclinato in avanti e la testa alquanto reclinata verso destra. Essa si copre il petto con la mano destra e con la sinistra regge davanti al pube un lembo dell'asciugamano frangiato che cade obliquamente alla figura, con pieghe tra loro paralele, su un cofanetto quadrangolare (contenente gioie o oggetti da toeletta) dai bordi rilevati , posto presso il piede sinistro della dea. Sulla sua unica faccia visibile l’artista ha inciso l’iscrizione: Ἀπὸ τῇς ἐν Τρωάδι Ἀφροδίτης Μηνόφαντος ἐποίει (dall’Afrodite che si trova nella Troade, Menophantos fece).

Il volto, dall'ovale regolare e dai tratti fini, presenta il mento arrotondato, le labbra leggermente socchiuse e accennanti un sorriso, occhi allungati, orecchi in parte nascosti dai capelli ricciuti, classicamente divisi sulla fronte in due bande con due riccioli per parte sulle tempie e che si distendono in morbide ciocche serpentine raccogliendosi sulla nuca in un nodo doppio.

Si tratta della replica di una statua di Afrodite che era situata nella Troade, come è possibile ricavare dall’iscrizione incisa sul fianco del cofanetto, unica firma in nostro posesso di un copista con l’indicazione del luogo ove si trovava l’originale. Il Loewy trascrivendo l'iscrizione pensò che l'opera fosse collocata nella città di Alessandria Troade (RE, I, 1, sv Alexandreia, col. 1396, n. 16: O. Hirschfeld) al tempo di Antigono e Lisimaco, cioè fra il 314 e il 284 a. C. anche il Lippold (en RE, XV, 1, s. V. Menophantos, 2), il Cressedi e il Bernoulli (en bibl., pag. 19 s.) Riportano la stessa data ma nulla impedisce di credere che la statua fosse scolpita più tardi o anche per un’altra città.

La dea è rappresentata nello stesso atteggiamento della Venere Capitolina (Helbig, n. 1277: H. von Steuben) o della Venere dei Medici (Amelung, Florenz, n. 67) quest'ultima creata secondo il von Steuben in dipendenza della prima: entrambe le statue - così simili nell'atteggiamento che non semper le copie si lasciano distinguere - si ricollegano a loro volta, per la completa nudità e il ritmo generale, all ' Afrodite Cnidia di Prassitele che inizia la serie numerosa delle Afroditi nude care all'arte ellenistica e alla quale queste si rifanno in modo più o meno diretto (repliche della Cnidia sono anche alle Terme: una statua, vedi supra n. 56 un torso, vedi supra n. 57 una testa, vedi supra n. 67). Le due opere accentuano tuttavia, con il braccio che copre il seno, il motivo della pudicizia con un'intonazione più sensuale rispetto alla Cnidia e mostrano tra loro delle differenze nella resa del nudo, dalla struttura delicata, ma morbidamente carnosa, la Medici, di una monumentalità naturalistica e accademica la p. 110 Capitolina, forse creata en qualche centro microasiatico del II sec. una. C.

Nel caso dell'opera in esame siamo di fronte a una particolare variante del copista Menophantos per il quale nell'archetipo la figura non era evidentemente abbastanza pudica poiché, mentre si ritrova la stessa ponderazione e la medesima attitudine delle due opere precedenti, qui il sentimento di pudore è accentuato dall'asciugamano con cui la dea si aiuta a nascondere la propria nudità, richiamandosi così più direttamente alla Cnidia. Inoltre la presenza dello scrigno costituisce una variante al soggetto, sebbene ciò crei una certa discordanza fra il motivo del panneggio e il cofanetto che si riferisce, se mai, ad un atto posteriore della toeletta di Afrodite. Comunque alcuni particolari, quali la posizione della mano sul seno, la struttura del nudo, l’armilla al braccio sinistro e soprattutto il tipo della testa richiamano la Venere Medici. En relazione con quest’opera pongono la statua di Menophantos il Bernoulli (en bibl., pag. 19), la Richter che suppone un’esecuzione del I sec. una. C. e il Loewy, mentre a una variante pensano il von Steuben e il Lullies. A sua volta la Bieber la considera copia dell’Afrodite Capitolina e così, pur se in modo indiretto, l’Ashmole (B. Ashmole, Un catálogo de los mármoles antiguos en Ince Blundell Hall, Oxford 1929, n. 188, tav. 24) il Cressedi la ritiene una variante della statua del Campidoglio con l’aggiunta del panneggio e così il Lippold, che considera un rifacimento di tale Afrodite anche quella degli Uffizi, mentre il Blinkenberg si limita solo a considerarla un originale ellenistico. Per il Paribeni invece essa deriva direttamente dall’Afrodite Cnidia, mentre che Menophantos si sia basato su un originale ellenistico diverso da quello da cui derivano i tipi Capitolino e Medici è l’opinione della Felletti Maj (in bibl., pp.34 y 56): essa, pur ritenendo identici a quelli della Capitolina le proporzioni, Patteggiamento (a parte il particolare dell'asciugamano) e la ponderazione della statua, e vedendo tra le due opere una grandissima affinità non solo d ' insieme, ma anche nei particolari (ad esempio nel rendimento degli arti, dei piedi e delle mani), pur se qui l'anatomia è, rispetto alla Capitolina, meno attentamente studiata in qualche parte, è del parere che l'opera di Menophantos, che si è limitato a variare la testa e l'attributo, rappresenti un'altra variante che si coloca accanto al tipo del Campidoglio e che discende con questo da uno stesso archetipo del tardo IV sec. che la studiosa riconosce nel tipo Monaco (Felletti Maj, en bibl., pag. 35 s., Tav. XI, 1-2).

Alla testa di quest'ultimo si accosta quella delle Terme (che però secondo il Lippold e il Cressedi non è pertinente, sebbene si riscontri nelle varie repliche, e per il secondo studioso probabilmente non è neanche antica): anzitutto la pettinatura, che non è voluminosa come quella della Capitolina, ma raccolta, con due riccioletti sulle tempie e senza boccoli laterali, come la testa Monaco sopra la fronte la disposizione delle ciocche formanti il ​​nodo e la loro brevità ricordano invece molto il tipo Medici, anche se la rifinitezza con cui è reso ogni riccioletto rivela un linguaggio formale assai lontano da quello pittorico e luministico dell'Afrodite degli Uffizi. Il volto allungato ha la mascella meno pesante di quella della Capitolina e l’occhio è un po ’più aperto, ma lo sguardo e il suo sorriso, accennato fra le labbra semiaperte, rassomigliano molto per la loro vacuità. Questi ed altri elementi sarebbero inoltre per la studiosa indizi non di una copia da un modello, ma del perpetuarsi nelle sucesive rielaborazioni di alcune caratteristiche di un tipo.

Un’idea della testa si può avere anche da due copie, seppure incomplete, la prima di Ince Blundell Hall, (Ashmole, loc. cit.) nella quale però il nodo di capelli sulla testa è molto più evidente che qui, e la seconda nei Magazzini Vaticani (Kaschnitz, n. 268, tav. LVI), raffigurante una dama romana di età adrianea e considerata dallo studioso una variante del tipo Capitolino e il cui archetipo egli tende a vedere proprio nell'Afrodite della Troade. Abbastanza simili a quest’ultima per quanto riguarda il nodo posteriore sono anche la testa di un’Afrodite accovacciata (Kaschnitz, n. 282, tav. LVIII) e una da Minturno (Ashmole, op. cit., n. 120, tav. XV), sebbene il nodo sia raffigurato in modo più disordinato. Una réplica dell’opera in questione al Louvre (Fröhner, Aviso, n. 139), si presenta nello stesso atteggiamento di quella delle Terme, che appare comunque più slanciata, con solo delle differenze in alcuni particolari, mentre la testa si distacca sia per la struttura del volto che per la pettinatura, con il nodo sulla sommità molto accentuato . In ogni caso, sia che si tratti della replica derivante dai tipi Capitolino o Medici o da un terzo archetipo, il fatto che l'originale si trovasse nella Troade - e potrebbe essere stato eseguito proprio là o in Asia Minore (Felletti Maj) - regione non lontana da Cnido da dove proviene del prototipo delle statue di Afrodite nuda, contribuisce a porre il lavoro in contatto con l'opera prassitelica.

Per la datazione di tale statua l’elemento principale è costituito dall’iscrizione, che, in base ai criteria paleografici, è databile al I sec. una. C. A tale collocazione cronologica contribuiscono anche un’attenta diligenza formale e una fredda elegantza, il disegno p. 111 schematico del panneggio e il modo innaturale in cui esso cade (che per il von Steuben fanno pensare a una redazione della Cnidia di età imperiale) e il fatto che il copista abbia preso a modello un'opera non proprio notevole ma cara al gusto romano del tempo.

Bibliografía: N. Foggini, Del Museo Capitolino, IV, Roma 1782, pág. 392, tav. fuori testo R. Venuti, Accurata e succita descrizione topografica delle antichità di Roma, 3 I, Roma 1824, pág. 255 Bernoulli, Afrodita, Leipzig 1873, pág. 250, n. 1 Matz-Duhn, I, n. 754 E. Loewy, Inschriften griechischer Bildhauer, Lipsia 1885, n. 377 Thieme-Becker, XXV, Leipzig 1930, art. contra Menophantos: M. Bieber R. Paribeni, n. 561 Blinkenberg Knidia, pag. 52, fig. 10 Colini, en MemPontAcc, VII, 1941, pág. 159 s., Fig. 121 labio Mano., pag. 307 Felletti Maj, en C.A., III, 1951, pág. 54 ss., Pág. 65, n. 3, tav. XIII Richter, Tres períodos críticos de la escultura griega, Oxford 1955, pág. 47 s., Fig. 79 R. Lullies, Muere Kauernde Afrodita, München 1954, pág. 73 EAA, IV, fig. 1216, art. contra Menophantos: G. Cressedi Helbig, n. 2236: H. von Steuben Aurigemma, n. 489.


İçindekiler

Venüs Pudica, Batı sanatında klasik bir pozdur. En Afrodit Menophantos ait heykel onu gösterilerde sağ göğüslerini kaplayan iken onun genital üzerinde bez çekerek elini sol ile bir çıplak kadın vardır. Tanrıça sol bacağının üzerinde dururken, sağ bacağı hafif eğimli. Hafifçe sola dönüyor eğik kafası ve kayıtsız ifadesi, düşüncede kaybolduğunu düşündürür. Pudica terimi Latince "pudendus" kelimesinden türemiştir ve "ya dış cinsel organlar ya da utanç ya da aynı y su ikisi de olabilir" ve ayrıca utanç veya saygı anlamına gelen Yunanca "aidos" ("Αἰδώς") kelimesinin çift an.


Ejemplo principal

La Venus Capitolina es una estatua de mármol de Venus ligeramente sobredimensionada [1]. Es una copia de Antonine de una escultura helenística tardía que en última instancia deriva de Praxiteles (Helbig 1972: 128-30).

Fue encontrado en la colina Viminal durante el pontificado de Clemente X (1670–76) en los jardines pertenecientes a los Stazi cerca de San Vitale. [2] El Papa Benedicto XIV lo compró a la familia Stazi en 1752 y se lo dio a los Museos Capitolinos, [3] donde se encuentra en un nicho propio, llamado & # 8220 el gabinete de Venus & # 8221 - en el primer piso. del Palazzo Nuovo en el Campidoglio.

La estatua fue prestada a los Estados Unidos y se mostró en la rotonda del Edificio Oeste de la Galería Nacional de Arte en Washington, DC del 8 de junio al 18 de septiembre de 2011. [4]

Su reputación frente a la Venus de & # 8217 Medici en Florencia creció solo lentamente, según Haskell y Penny, alimentada en parte porque una sensibilidad negativa a las restauraciones extensas comenzó a socavar la Venus florentina. Fue llevado triunfalmente a París por Napoleón bajo los términos del Tratado de Tolentino. El Emperador encargó una réplica de mármol a Joseph Chinard, ahora en el Castillo de Compiègne. Cuando el original fue devuelto a los Museos Capitolinos en 1816, [5] el molde de yeso que lo había reemplazado durante la era napoleónica fue enviado a Gran Bretaña, donde John Flaxman lo elogió a sus estudiantes (Haskell y Penny 1981: 319).


La diosa del amor y la belleza

A solo 10 minutos a pie de mi casa se encuentra esta estatua de lo que supongo que es Afrodita. Encontré esta imagen interesante porque fue la primera unidad que hicimos y Clásicos y también la discutimos en Historia del Arte. Creo que esta estatua es Afrodita porque copia la pose icónica de otras estatuas de Afrodita, la cubierta de sus genitales y senos. Esta pose se llama pose de Pudica, que es muy popular en el arte occidental. Creo que esta estatua es una copia de Afrodita de Menophantos:

Ambas Afroditas sostienen un paño, quizás para cubrirse y su pierna derecha apunta hacia afuera, y las posiciones de sus brazos también muestran movimiento. A diferencia del material original, esta estatua era mucho más pequeña y probablemente no estaba hecha del mismo mármol que las estatuas griegas originales.

En Clásicos discutimos a fondo sobre Afrodita y leímos Himno homérico a Afrodita, que describe cómo Afrodita engañó a Hefesto con el dios de la guerra Ares.


Lucius & # 039 € ™ Romanos

La publicación de este mes ha sido escrita por Brittany Stone, estudiante de maestría en Historia Romana y Arqueología en la Universidad de Kent.

Roma puede ser una ciudad muy abrumadora para los turistas, ya que hay muchos lugares para visitar. Los más visitados suelen ser los sitios históricos y arqueológicos: el Vaticano, el Foro Romano y el Coliseo son los que atraen a más de cuatro millones de personas a esta ciudad cada año. Sin embargo, estos no son los únicos lugares buscados por los turistas & # 8211 Roma les proporciona una prodigiosa cantidad de museos, así como parques y jardines. Un lugar que merece atención es el Museo Nacional Romano, ya que no es una galería típica y definitivamente no debe perderse. En lugar de estar ubicado en un solo edificio, su colección se distribuye por toda la ciudad en cuatro sitios diferentes, lo que brinda a los turistas la oportunidad de ver otras áreas de Roma.
Cuatro museos separados (las Termas de Diocleciano, la Cripta Balbi, el Palazzo Altemps y el Palazzo Massimo) se han combinado para convertirse en el Museo Nacional Romano. Mientras que las Termas de Diocleciano y la Cripta Balbi son antiguos sitios arqueológicos romanos, el Palazzo Altemps y el Palazzo Massimo se centran en las expresiones artísticas de la historia romana, con especial atención a las estatuas y esculturas. De los cuatro espacios, el Palazzo Massimo tiende a pasarse por alto a pesar de albergar una de las colecciones arqueológicas y de arte antiguo más grandes y significativas del mundo grecorromano. El Palazzo Massimo está convenientemente ubicado junto a la estación de tren Termini en un edificio sin pretensiones en la esquina de una calle, al otro lado de la calle de las Termas de Diocleciano. El diseño monótono del museo y la proximidad a sitios más familiares se suman al hecho de que a menudo se ignora.
Como se mencionó anteriormente, el Palazzo Massimo no es un museo típico. Su disposición artística está destinada a impresionar y recrear estilos de vida antiguos. La colección del Palazzo Massimo destaca el arte antiguo y sus cuatro pisos están llenos de artefactos, cada piso opera con su propio estilo, enfoque y propósito únicos. En la planta baja, el museo alberga una impresionante colección de estatuas: originales griegos encontrados en Roma, así como copias romanas de originales griegos, con un enfoque en bustos romanos desde la era republicana tardía hasta la época augusta. El siguiente piso continúa con la escultura, pero en mayor número y varía enormemente en diseño y estilo, desde bustos hasta sarcófagos. En la parte superior del museo, la colección cambia de esculturas a frescos, estucos y mosaicos. Por último, el sótano alberga una colección ecléctica de objetos cotidianos romanos (joyas, jarras y monedas en particular) de todos los siglos.
Las preciadas obras maestras del museo se muestran en la planta baja. Desde el bronce griego hasta el mármol romano, este piso muestra en particular estatuas famosas como El Bóxer, el Príncipe helenístico y Augusto de la Via Labicana. Sin embargo, la estatua que me llamó la atención fue Afrodita del escultor Menophantos del siglo I a. C. Su pose sugiere que está en proceso de cubrirse, ocultando su cuerpo desnudo de ojos no deseados en una pose que recuerda a la famosa escultura Afrodita de Knidos del siglo IV a. C. de Praxíteles.

Figura 1: Afrodita de Menophantos

Las habitaciones cinco a diez ilustran las decoraciones estatuarias de las lujosas villas de la época imperial, incluido el Hermafrodito Durmiente. Encontré el valor artístico de esta estatua perfectamente enfatizado por el museo, ya que la estatua está inteligentemente colocada con su parte trasera hacia la entrada de visitantes. Mientras admiran la línea sensual de la figura, los visitantes creen que es una mujer, pero después de caminar hacia el frente de la pieza, descubren con sorpresa que es un hombre. En la mitología griega, Hermafrodito nació de Hermes y Afrodita con genitales de ambos sexos, que se exhibe brillantemente aquí ya que combina perspectivas de género en una forma. Se cree que esta versión es una copia de un original que probablemente se creó en el siglo II a. C.

Figura 2: El hermafrodito durmiente

Al continuar por el primer piso, la colección presenta de manera impresionante piezas de arte romano oficial que conmemoran hechos históricos, al borde de la propaganda política. La obra que más destaca es el sarcófago de la subyugación de los pueblos bárbaros bajo los romanos. En su propia habitación y con una iluminación experta, este sarcófago y el minucioso detalle de su artesanía están destinados a ser notados y admirados. Fechado alrededor del año 180 d.C., su estilo está fuertemente influenciado por la Columna de Marco Aurelio y refleja escenas de las Guerras Marcomanas. Por alguna razón desconocida, los rostros de los muertos a quienes estaba destinado, un hombre y su esposa, no están completos. Aun así, el resto del sarcófago es una obra de asombro e ilustrativa de los valores romanos de la época.

Figura 3: Sarcófago bárbaro

Lo que distingue al Palazzo Massimo es también su colección de frescos y mosaicos de villas romanas y latinas que se han reconstruido dentro del propio museo. Tras la erupción del Vesubio en el 79 d.C., las ciudades romanas como Pompeya y Herculano se conservaron in situ y contribuyen a nuestra comprensión de las primeras villas imperiales y la vida urbana. Las reconstrucciones de la villa en el museo ofrecen una elegante sustitución de este contexto original. Sin embargo, no son réplicas exactas. En cambio, el museo ha colocado frescos en las paredes y mosaicos en el piso en posiciones similares a las que originalmente habrían estado en sus villas, pero no llegó a recrear pasillos o techos. En última instancia, creo que lo que ha logrado el Palazzo Massimo es la siguiente mejor manera de presentar estos materiales. La colección en el segundo piso es sorprendente y asombrosamente impresionante.
La colección del Palazzo Massimo en el segundo piso es considerable, con exhibiciones de mosaicos recreados a lo largo de las paredes de los pasillos y habitaciones enteras estructuradas con paredes al fresco acompañadas de pisos de mosaico. El museo ha centrado el diseño de su segundo piso en villas romanas, algunas dentro de la ciudad y otras en la cercana Latina antigua. Entre las piezas de esta exposición, las más famosas son la villa de Livia, esposa del emperador Augusto, y otras que se encuentran debajo de la moderna Villa Farnesina, una villa que potencialmente perteneció al amigo y yerno de Augusto, Agripa. Siempre que ha sido posible, los frescos de la villa se han colocado en su ubicación original para que los visitantes puedan caminar de una habitación a otra, creando una experiencia única y emocionante.

Figura 4: Paredes al fresco y pisos de mosaico

Por último, pero ciertamente no menos importante, está el sótano del Palazzo Massimo que alberga los artefactos de la vida cotidiana romana. La Sala Tres es una colección de ajuar funerario, excavado en gran parte alrededor de la ciudad y que incluye frascos de vidrio, joyas y estatuillas. Además de las votivas funerarias, está la momia Grottarossa en reposo de una niña romana del siglo II d.C. El embalsamamiento se practicó en la ciudad durante este período, pero esta es la única momia de este tipo, descubierta en 1964 en la Via Cassia. Además, este espacio exhibe una de las galerías de monedas más grandes, que abarca 2500 años de historia hasta la fecha. Esta colección consta de hallazgos desde los primeros pueblos itálicos hasta las monedas romanas republicanas e imperiales a través de la Edad Media, hasta las monedas de la era moderna.

Figura 5: Monedas romanas republicanas e imperiales

Roma tiene una gran cantidad de artefactos y objetos que conmemoran su historia antigua, como se puede ver fácilmente al pasear por la ciudad. El Museo Nacional Romano ofrece un ejemplo ilustrativo de esto: a partir de una única colección en las Termas de Diocleciano que rápidamente superó su espacio, ahora es un modelo único para la exhibición del patrimonio cultural. Sin embargo, la naturaleza del museo ha eludido a muchos visitantes, aunque cada sitio es impresionante por derecho propio.
En TripAdvisor, ninguno de los Museos Romanos Nacionales aparece en la lista de las '25 mejores cosas que hacer en Roma' y el Palazzo Massimo ocupa el puesto 44 entre 1964 cosas que hacer en Roma, a pesar de que el museo tiene un 4.5 / 5- calificación de estrellas y más de 2000 reseñas. Sin embargo, vale la pena una visita al Museo Nacional Romano si desea descubrir la increíble cultura histórica de la ciudad. Cuando esté en Roma, una visita al Palazzo Massimo alle Terme es imprescindible.


Contenido

La Venus Capitolina es una estatua de mármol de Venus ligeramente sobredimensionada [1]. Es una copia de Antonine de una escultura helenística tardía que en última instancia deriva de Praxiteles (Helbig 1972: 128-30).

Fue encontrado en la colina Viminal durante el pontificado de Clemente X (1670–76) en los jardines pertenecientes a los Stazi cerca de San Vitale. [2] El Papa Benedicto XIV lo compró a la familia Stazi en 1752 y lo entregó a los Museos Capitolinos, [3] donde se encuentra en un nicho propio, llamado "el gabinete de Venus", en la planta baja de la Palazzo Nuovo en el Campidoglio.

La estatua fue prestada a los Estados Unidos y se mostró en la rotonda del Edificio Oeste de la Galería Nacional de Arte en Washington, DC del 8 de junio al 18 de septiembre de 2011. [4]

Su reputación frente a la Venus de 'Medici en Florencia creció solo lentamente, según Haskell y Penny, alimentada en parte porque una sensibilidad negativa a las restauraciones extensas comenzó a socavar la Venus florentina. Fue llevado triunfalmente a París por Napoleón bajo los términos del Tratado de Tolentino. El Emperador encargó una réplica de mármol a Joseph Chinard, ahora en el Castillo de Compiègne. Cuando el original fue devuelto al Vaticano en 1816, el molde de yeso que lo había reemplazado durante la era napoleónica se envió a Gran Bretaña, donde John Flaxman lo elogió a sus estudiantes (Haskell y Penny 1981: 319).


Índice

A "Venus Pudica" é uma pose clássica na arte ocidental. Na Afrodite de Menofanto, a estátua representa uma jovem desnuda com a mão direita puxando a roupa para cobrir os genitais e a esquerda tentando cobrir os seios. A deusa está apoiada na perna esquerda e a direita está levemente inclinada. Ela está ligeiramente voltada para a esquerda sua cabeça inclinada e sua expressão séria sugere que ela estaria imersa em seus pensamentos. O termo "pudica" deriva da palavra latina "pudendus", que pode significar tanto "genitais, vergonha ou ambos simultaneamente" [1], e também da raiz grega "aidos" (Αἰδώς), que significa "vergonha" ou "reverência".

Os monges camaldulenses ocupavam a antiga igreja e mosteiro de San Gregorii en Clivo Scauri, fundado no acliveclivus) do Monte Célio pelo papa Gregório Magno por volta de 1580 e dedicado ao apóstolo André. No século X, o nome de Gregório já havia sido acrescentado ao dele na dedicação e logo o substituiria [2]. Depois de descoberta, una obra passou para as mãos da casa Chigi.

Bernoulli [3] defendió que como mãos e a toalha sugerem que Afrodite pode estar prestes a entrar no banho ou acabou de terminá-lo. Na Afrodite de Cnido, a toalha nas mãos e o jarro nos pés sugerem que ela estaria prestes a entrar no banho ritual. Por isso, a toalha na Afrodite de Menofanto pode também sugerir o mesmo. Como lavar como mãos o imersão do corpo todo tinha um amplo significado religioso na Antiguidade Clássica e a água era considerada pura, fresca e rejuvenescedora, a interpreção do banho explica e justifica a nudez da deusa.

Gerhart Rodenwaldt [3] se levantou contra una antiga visão de que un nudez de Afrodite deveria ser explicada em termos humanos, pois ela é uma divindade e não uma mortal. Ele sugeriu que a deusa transmite um senso de assexualidade ao se recobrir para manter seu poder [3]. Atena, por ejemplo, permaneceu virgem por ter se inserido en el mundo masculino de poder: ela representa um papel importante na guerra e na proteção das cidades. Além disso, mortais não tinham permissão para ver deusas nuas: fazê-lo podia resultar em perigosas consequências. No hino 5 de Calímaco, Atena afirma-o claramente: "Quem olhar para um imortal num momento que não for de sua escolha, pagará por isso na hora" [ 3 ] .


Autorretrato como alegoría de la pintura (c. 1639) Artemisia Gentileschi en el Castillo de Windsor, Inglaterra

Figurilla de bebé olmeca (c. 1200 - 600 a. C.) - Museo Nacional de Antropología, México

Cúpula en el interior de la mezquita de Suleymaniye (1550-1557) patrocinada por el sultán Suleyman - Instanbul, Turquía

Ciudad amurallada de Lahore con la fortaleza de Lahore al fondo, Pakistán, reconstruida por el emperador Akbar, del siglo XVI.

Fuerte de Lahore, establecido por primera vez por el emperador Akbar 1575 Lahore, Pakistán

En el interior de la Iglesia de la Macarena, Sevilla, España

Detalles de caligrafía islámica

Columnas ornamentadas en la mezquita Quwwat-ul-Islam en el complejo Qutub en Mehrauli, Nueva Delhi, India

TALLA DE CALIZA, Artistas Desconocidos, 526, Museo Nacional de Antropología, México

Plantillas de mano encontradas en la Cueva de El Castillo (c. 37.000 a. C.) - Cantabria, España

'Madonna di Loreta, Caravaggio (1606) - ubicada en la Capilla Cavalletti de la iglesia de Sant & # x27Agostino, Roma, Italia.

Afrodita de Menophantos, Praxiteles (siglo IV a.C.) - Palazzo Massimo alle Terme, Roma, Italia

Orian japonés en Tokio, Japón

Exterior de la Catedral de Amiens (1270) - París Francia

Cúpula dentro de la Basílica de San Pedro, Ciudad del Vaticano, Roma

Retratos de nativos americanos por George Catlin en el Museo Smithsonian, Washington DC

Templo de Luxor (C. 1200 a. C.) - Tebas, Egipto

Jardines Shalimar (c.1641) - Lahore, Pakistán


Afrodita de Menophantos - Historia

Ya es oficial: la nueva versión de la BBC de la aclamada serie de televisión de Kenneth Clark. Civilización es una mezcolanza intelectualmente incoherente y artísticamente obtusa. Es oficial: Glasgow está jugando repetidamente con el arte legado de Burrell por los cacahuetes financieros y la supuesta mejora del perfil.

FOTOS BONITAS, PALABRAS MALAS


Arriba, arriba, Kenneth Clark filmando en la aún aclamada serie de 1969 Civilización arriba, Simon Schama al frente de la mordazmente recibida 2018 multi-voz Civilizaciones fuera de Itimad-ud-Daulah & # 8217s Tomb en Agra, Uttar Pradesh.

“… Al agregar una sola letra pluralizadora a la clásica serie de historia del arte de la BBC Civilization (1969), los creadores de programas de Civilizations abrieron la tentadora posibilidad de producir una nueva serie de televisión que no coincidía simplemente con su predecesora singular, pero que era mucho mejor .

& # 8220 Puedes ver el sentido de la idea. En lugar de una visión anticuada, patriarcal, blanca, occidental y masculina de las culturas humanas y la creatividad, ¿por qué no hacer un programa que reconozca que hay diferentes civilizaciones y diferentes puntos de vista, que pueden ser transmitidos por diferentes presentadores? (En este caso, tres académicos listos para la televisión y con bufanda: Mary Beard, David Olusoga y Simon Schama.) ... de los programas que he visto, Civilizaciones es más confuso y confuso que un conductor ebrio negociando Spaghetti Junction en la hora punta.

Arriba a la izquierda, Afrodita de Menophantos, Praxiteles (siglo IV a. C.), Palazzo Massimo alle Terme, Roma arriba, derecha, Plantillas de manos encontradas en la Cueva de El Castillo en España.

& # 8220La serie comienza con Schama & # 8211 que "siempre se ha sentido como en casa en el pasado" & # 8211 mostrándonos imágenes de la biblioteca de un equipo de demolición del Estado Islámico en Mosul destruyendo arte y artefactos antiguos.

& # 8220 Nos cuenta la espeluznante historia de cómo asesinaron brutalmente al erudito sirio de 82 años Khaled al-Asaad por ocultarles información sobre el paradero de las antigüedades bajo su cuidado curatorial en Palmyra.

& # 8220 "El registro de la historia humana se desborda con la rabia de destruir", nos dice el historiador con su dial de la pasión subido hasta el 11 (rara vez cae por debajo de 10).

& # 8220 No se hace mención de actos igualmente bárbaros que han tenido lugar durante milenios & # 8211 en ocasiones perpetrados por una civilización mucho más cercana a casa & # 8211 o una explicación sobre el fundamento cultural detrás de las acciones de aquellos que empuñan los mazos en esta instancia.

& # 8220… La música se hincha, los títulos ruedan, y & # 8217 nos vamos & # 8211 al principio y las cuevas de Sudáfrica, donde se nos muestra un bloque de ocre rojo de 77.000 años de antigüedad con el 'más antiguo deliberadamente decorativo [ humana] marcas jamás descubiertas ».

& # 8220 Este es "el comienzo de la cultura", nos dice Schama, pero no se detiene. Momentos después, estamos viajando a través del tiempo y el espacio como Doctor Who en una nueva versión de ciencia ficción de Treasure Hunt, aterrizando unos 40.000 años después en el norte de España para visitar la cueva de El Castillo.

& # 8220Aquí, tanto el programa como el presentador empiezan a asentarse y disfrutar de lo que & # 8217 nos han traído a ver: pinturas rupestres y estarcidos a mano.

& # 8220 Al parecer, se han encontrado imágenes similares "tan distantes como Indonesia y la Patagonia", lo cual es interesante. Pero luego es frustrante, ya que no hay ninguna explicación que nos ilumine en cuanto a por qué podría ser eso.

& # 8220Se nos dice: "Estas plantillas de mano hacen lo que aspiraría casi todo el arte que vendría después. En primer lugar, quieren ser vistos por otros. Y luego quieren sobrevivir más allá de la vida del creador ".

& # 8220 ¿De verdad? ¿Fue esa en realidad la motivación detrás de nuestro antepasado fabricante de plantillas? ¿Estaba él o ella honestamente más preocupado por el ego artístico y la posteridad? ¿Las manos pintadas fueron siquiera un arte? Could they not have been a functional way-finding device or a ritualistic mark or part of a magical spell?

“…These are patchwork programmes with rambling narratives that promise much but deliver little in way of fresh insight or surprising connections.

Above, Mary Beard fronting Civilisations at the Colossi of Memnon in Luxor, Egypt.

“Mary Beard’s episode, How Do We Look, is particularly disappointing because the premise is so enticing, as is the prospect of one of our foremost thinkers on matters cultural giving us a new perspective.

Sadly, other than a couple of memorable TV moments when Beard encounters an ancient statue for the first time, we are offered little to excite our imaginations.

We don’t get the alluded-to update on Clark’s Eurocentric views or on John Berger’s Walter Benjamin-inspired Ways of Seeing series.

There is no substantial new polemic with which to wrestle. Instead we are served a tepid dish of the blindingly obvious (art isn’t just about the created object but also about how we perceive it), and the downright silly (an ancient story about a young man who supposedly ejaculated on a nude sculpture of Aphrodite thousands of years ago, which Beard describes with great theatricality as rape – ‘don’t forget Aphrodite [the stone statue] never consented’).

Above, David Olusoga fronting Civilisations with Gauguin’s Where Do We Come From? What Are We? Where Are We Going? at the Museum of Fine Arts, Boston.

“David Olusoga is altogether more measured and less mannered than his fellow presenters. His two films – one exploring the meeting of cultures between the 15th and 18th Centuries, the other looking at the enlightenment and industrialisation – benefit from his inquisitive nature and relaxed style.

“If the scripts in the series are far from being literary masterpieces, the camerawork is of the highest quality throughout – although there are too many stylised shots of out-of-focus presenters with their backs to us.

“But when trained on art and artefacts, the new technology and techniques at the 21st Century TV director’s disposal provide us with plenty of delicious visual treats (the images from Simon Schama’s trip to Petra are stunning).

“Ultimately though, Civilisations feels like a series made by committee: a terrific-sounding idea on paper that I suspect was a lot harder to realise in practice.

“The result is a well-intentioned, well-funded series that has top TV talent in all departments but which ended up being less than the sum of its parts. A case of too many cooks, maybe?”

NICE PICTURES, NEEDLESS MULTIPLE RISKS

Painting entitled ‘La Repetition’, depicting a rehearsal scene, by Hilaire Germain Edgar Degas

Above, Edgar Degas, The Rehearsal (1874) CSG CIC Glasgow Museums Collection

“Fascinating details about a tour of the Burrell Collection’s late 19th-century French paintings have been revealed. Financial data on touring exhibitions is normally highly secret, but the Burrell’s data has been recorded in a report for a Glasgow City Council meeting on Thursday (8 March). This meeting is expected to approve the exhibition loans.

“A group of 58 works is being lent to the Musée Cantini in Marseille, which reopens on 18 May after refurbishment. The council report values the 47 paintings and 11 works on paper at £180.7m. The pictures include Degas’s The Rehearsal (around 1874) and Cézanne’s The Château of Médan (around 1880).

“Although the Japanese tour will be larger, with 55 paintings and 25 works on paper (including seven non-Burrell works from Glasgow’s Kelvingrove Art Gallery and Museum), the value of the loans will be lower: £141.8m.

“What is even more interesting [is] the complex financial details of the deal. No fee is being paid by the Musée Cantini, but a sponsor is assisting the Burrell. It will contribute €100,000 towards the exhibition costs and €50,000 towards the Burrell’s refurbishment costs. The Art Newspaper understands that the sponsor is likely to be the London-based financial advisors Rothschild & Co and its new Marseille banking partner, Rothschild Martin Maurel.

“The Japanese tour, which will go to five venues from this October to January 2020, is being financed on a different basis. Each venue is paying a hire fee of £30,000, plus £1 per visitor after the first 100,000. If, for the sake of argument, each venue attracts 150,000 visitors, then the full total from Japan would be £400,000 (plus €50,000 for the French venue).

“When the tour idea was first considered, five years ago, the Burrell hoped to raise many millions from a touring exhibition, but this target has proved much too ambitious. James Robinson, the director of the Burrell Renaissance project, says that ‘profile raising for the Burrell and for Glasgow is just as important as the funding’.

“The Burrell Collection… building is now in need of a fundamental refurbishment. The cost of the refurbishment project is estimated at £66m, which means that the touring shows may bring in around 1% of the total. Glasgow City Council is to provide up to half the £66m and the Heritage Lottery Fund has awarded £15m, with contributions from other donors.

“Under the terms of Burrell, who died in 1958, his works could not be lent abroad because he was concerned about transport risks. In 2014 the Burrell trustees obtained special approval from the Scottish Parliament to enable them to lend abroad. The collection’s works by Degas are currently on loan to London’s National Gallery, until 7 May.

“The Burrell Collection closed for refurbishment in October 2016 and is due to reopen in late 2020.”

– Martin Bailey, “Revealed: the profits of staging a touring exhibition”, El periódico de arte, 5 March 2018

Above, Cézanne, Château de Médan (1880) CSG CIC Glasgow Museums Collection

Michael Daley, 5 March 2018

Coda: For our earlier words on the overturning of the terms of Burrell’s bequest, see:


Ver el vídeo: SANDOVALERA REVOLCÒ A AFRODITA DE PADUA EN EL CLASICO CRUZ DEL AVILA 2021 NARRADO POR BRUCE DANIEL (Mayo 2022).